Riflessi di un’identità in divenire
Questo mese vogliamo dedicare l’editoriale al lavoro pittorico di Maurizio Pometti e alle opere esposte nella sua recente mostra Io cresco, ospitata nella Chiesa di San Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea. Il progetto espositivo è stato promosso dall’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea e si è svolta dal 14 novembre 2024 al 12 gennaio 2025 (ne abbiamo parlato qui).
La serie di disegni, acquerelli e dipinti che compongono questo progetto espositivo rappresenta un viaggio visivo ed emotivo che esplora la crescita come esperienza intima e, al tempo stesso, universale. Attraverso un linguaggio artistico fatto di segni delicati e composizioni evocative, Pometti intreccia trasformazione personale e riflessioni sull’esperienza collettiva dell’essere umano.
Le sue opere rivelano la complessità delle relazioni, la fragilità dei legami e il desiderio incessante di evoluzione. Ogni dipinto e disegno racconta una tappa del processo di crescita, un passo verso la consapevolezza della propria vulnerabilità e della propria forza. Io cresco diventa così un’occasione per interrogarsi sull’identità e sulla sua mutevole natura, aprendo uno spazio di riflessione profonda su ciò che significa cambiare, maturare e trasformarsi nel tempo.
Dedicare questo editoriale alla mostra di Pometti è per noi un modo per soffermarci sul valore della crescita in tutte le sue forme: personale, artistica e collettiva. Un tema che ci riguarda tutti, poiché, in un modo o nell’altro, siamo sempre in divenire.
Tra le opere, l’autoritratto da bambino evoca la purezza di uno sguardo originario, radice e memoria, mentre il volto di un uomo adulto, sconosciuto e imperscrutabile, sembra alludere ad un futuro possibile o ad una proiezione dell’artista stesso, un altro sé in cui perdersi e riconoscersi. Accanto a questi volti, scene di amanti, baci sospesi nel tempo testimoniano la complessità dei legami e la bellezza effimera dell’esistenza. Ogni ritratto, ogni gesto, suggerisce non solo l’intensità dei rapporti, ma anche il sottile, inevitabile senso di caducità che accompagna ogni relazione, un sottofondo di malinconia costante e una soave sospensione emotiva.
I titoli delle opere, come “Non vedevo l’ora di diventare grande” e “Gli occhi degli altri sono le nostre prigioni”, evocano riflessioni sull’identità e sul condizionamento esterno, mentre nelle figurazioni più recenti, come “Questa è l’ultima volta” e “Non ricordo il suo nome”, l’artista sembra rivolgere l’attenzione ad un percorso più intimo, di consapevolezza e di distacco dai legami passati. Attraverso tecniche che spaziano dall’olio alla tempera e al disegno, Maurizio Pometti costruisce un immaginario riconoscibile ed emotivamente stratificato. Il tratto sfilacciato e spesso opalescente, risveglia memorie profonde. Il linguaggio pittorico diventa per Pometti un mezzo di introspezione e distacco, una lente attraverso la quale osservare la propria crescita e offrirla all’osservatore come esperienza contemplativa.
Io cresco invita a riconoscersi in questi momenti, nei ritratti di un amore, in uno sguardo di curiosità, in una carezza sospesa, rendendo la mostra non solo una raccolta di opere, ma un dialogo tra sé e l’altro, tra memoria e desiderio, tra il sé individuale e il sé universale.
In questo percorso tra luce e ombra, Io cresco celebra la crescita come abbraccio del cambiamento, dove l’arte diventa specchio e rifugio, terreno di autentica comprensione di sé e dell’altro. Pometti ci ricorda che crescere significa accettare la bellezza e la complessità del divenire, riconoscendo nei volti e nei gesti di queste opere un invito a migliorarsi e ad accogliere, con delicatezza, le molteplici sfaccettature dell’essenza umana.
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